venerdì 2 dicembre 2011

Scatti d'un tempo che fu

Continuando a guardare le foto che avevo tra le mani ne vidi una che mi fece catapultare di colpo nel passato.
Era vecchissima, ormai quasi sbiadita dal tempo. Era una delle prime foto che mi fecero.
Era una delle prime foto nella storia dell'uomo, uno dei primi mezzi per poter catturare il tempo per sempre.
Era così scolorita che si vedevano a malapena una sagoma : quella di mio marito, Alfred. C'ero anche io al suo fianco ma..... non si vedeva!
Alfred, Alfred.... sì quel bastardo di Alfred! L'avevo sposato convinta che fosse stato un uomo dolce e gentile, che mi avrebbe rispettata, amata e onorata finchè la morte non ci avesse separati....la sua morte!
Quel giorno lo ricordai molto bene, perchè da allora iniziò il mio lungo cammino di solitudine. Più o meno era la fine del 1800.... ricordarsi le date non era mai stato il mio forte! Allora avevo vent'anni umani, ma in realtà ne avevo molti di più. Quella foto me la scattò un ragazzo che voleva testare l'arnese che quel secolo conquistò la curiosità degli umani: la macchina fotografica. Ma quando uscì la foto Alfred decise che doveva divenire di sua proprietà sia la macchina che la foto.
Non voleva che la mia bellezza fosse immortalata e custodita da altri: voleva che fosse solo sua.

Scatti di un Muro


Pioveva ancora là fuori, sulle strade di Berlino. L'immensa città mi sembrava più buia del solito, ma la pioggia continuava ad abbattersi sul muro che tanti anni fa divideva la città.
Guardai le foto che feci con la reflex ai miei amici. Sorrisi, abbracci e teneri baci....le più grandi emozioni tutte racchiuse in alcune foto ricordo. E proprio mentre sfogliavo quelle foto ne trovai una che mi fece sussultare il cuore.
C'era Erik in quella foto, che mi guardava con un grande sorriso, mentre stava davanti ai resti del Muro di Berlino.
Una lacrima, ricordando il suo calore, scese giù bagnando la figura immortalata in quel pezzo di carta.
Non mi voleva più. E aveva ragione. Si sentiva come il contorno della mia vita, mentre voleva essere il centro del mio cuore.
Avevo sbagliato, ancora una volta. Mi perdonava sempre, cercava di non rinfacciarmelo continuamente.
Ma era pur sempre umano.
Mentre io non lo ero.

giovedì 1 dicembre 2011

Scatti di Pioggia

"Etchù!" starnutii rumorosamente.
Era novembre, e ormai da qualche tempo avevo l'influenza. Avevo trascurato la mia salute, come del resto stavo trascurando anche gli amici e l'amore per raggiungere i miei sogni.
I miei sogni...beh.... non proprio! Alcuni sì, lo erano ma ....gli altri erano semplici mete con lo scopo ultimo didsoddisfare sia il mio ego che le esigenze di altri esseri viventi.
Ci mancava poco e avrei realizzato me stessa sotto ogni aspetto. Ma stavo crollando in salute, sotto ogni aspetto!
Pioveva. Pioveva così forte anche quel giorno ce mi lasciavo cadere le lacrime per far compagnia al cielo.
"Etchù!" ancora un altro starnuto.
Mentre mi tenevo al caldo sotto una coperta, mi misi a scrivere due righe di qualcosa. Semplici sfoghi? Può darsi. Al mio fianco tenevo il cellulare. Avevo visto uno squillo del mio ragazzo. Ma non risposi.
Avevo troppa paura di rispondere, di affrontare così i veri problemi.
Poi il suono di un messaggio arrivato sul cellulare catturò la mia attenzione:
"Ti lascio." lessi.
Altre lacrime accompagnarono il rumore della pioggia.